DETTAGLI DIMENTICATI?

Informazioni sul Coronavirus

Roma Covid ha allontanato lo smog. Si respira aria pulita, soprattuto a Roma: biossido di azoto -71%

Complice il Covid a Roma si è abbassato il biossido di azoto -71%

Nel periodo di lockdown, complice il blocco del traffico, si registra un netto calo dell’inquinamento soprattutto per il crollo del biossido di azoto (NO2). Il crollo principale di NO2 è avvenuto a Roma, dove le concentrazioni medie sono inferiori alle annualità precedenti (2016-2019) rispettivamente del 59% per il mese di marzo e del -71% per il mese di aprile. Lo rileva “MobilitAria 2020”, lo studio annuale di Kyoto Club e Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iia) che fotografa la qualità dell’aria e le politiche di mobilità urbana nelle 14 principali città e aree metropolitane italiane nel periodo 2019-2020.

Calo dell’inquinamento a Torino, Milano e Napoli

A Torino il calo è del -43% per il mese di marzo e -51% per il mese di aprile; a Milano si è avuta una riduzione del -29% e -43% rispetto alla media dello stesso periodo 2016-2019, mentre Napoli registra rispettivamente una riduzione del -33% e -57%.

Netto calo dell’inquinamento soprattutto per il crollo del biossido di azoto (NO2)
Roma

Marzo -59%

Aprile -71%

Milano

Marzo -29%

Aprile -43%

Torino

Marzo -43%

Aprile -51%

Napoli

Marzo -33%

Aprile -57%

Ma cosa fare per rendere questi miglioramenti “strutturali” e non perdere questo dato positivo con la ripresa? Bisogna accelerare la transizione verso la mobilità sostenibile anche se, sottolinea il Kyoto Club, mentre le città provano ad attrezzarsi, il Dl Rilancio appena licenziato dal Governo si dimostra timido e insufficiente a contrastare la crescita della congestione e del traffico che in modo progressivo tornerà ad invadere le nostre città dopo la ripartenza.

Le proposte di Kyoto Club e Cnr-Iia: potenziare lo smart working e i servizi di prossimità (come per esempio il servizio ConsegneFarmaci) per decongestionare le città; pianificare gli orari di ingresso nel lavoro, nelle scuole, nei servizi pubblici e privati, nei servizi commerciali per ridurre le ore di punta e utilizzare al meglio gli spazi e i servizi disponibili; allargare i servizi di sharing mobility, promuovere la mobilità ciclistica attraverso l’ampliamento delle piste ciclabili e dei servizi ai ciclisti; sostenere il trasporto pubblico; potenziare la figura del mobility manager; riorganizzare la logistica in maniera sostenibile; puntare sull’elettrificazione dei veicoli e mantenere ztl e low emission zone.

Sembra evidente che l’uscita dalla crisi pandemica ci pone di fronte a un bivio – commenta il vicepresidente di Kyoto Club, Francesco Ferrante – Prevarrà la spinta “conservatrice” di chi pensa che la migliore risposta alle esigenze di distanziamento sociale sia quella di rinchiudersi nella propria auto privata magari incentivando l’acquisto dei modelli rimasti invenduti in questi mesi, o piuttosto vincerà un modello più moderno che si basa sul forte potenziamento del trasporto pubblico locale, dello sharing, delle forme di mobilità dolce e sostenibile e che incentivi l’innovazione tecnologica accelerando l’uscita dall’ “era fossile” anche nei trasporti?”

“Solo se saremo in grado di far vincere la seconda opzione – continua il vicepresidente di Kyoto Club – potremo tornare a vivere in città di nuovo belle, accoglienti, piene di vita e di aria pulita”.

(Fonte: Adnkronos.com)

Lockdown, le emissioni di Co2 crollano del 27,7% in Italia. Ma il calo globale non avrà impatto sui cambiamenti climatici

Il blocco delle attività imposto dalla pandemia ha avuto un effetto “estremo” sulle emissioni quotidiane di carbonio: a livello globale sono diminuite del 17% (pari a 17 milioni di tonnellate di anidride carbonica) durante il picco delle misure di lockdown del 7 aprile rispetto ai livelli medi giornalieri nel 2019, scendendo a una quota osservata l’ultima volta nel 2006. In Italia, il calo massimo delle emissioni è stato del 27,7%. Lo dice la prima analisi con riscontro scientifico sul calo delle emissioni di Co2 durante il lockdown per la Covid-19 rilanciata da numerose agenzie di stampa nazionali, tra cui l’ANSA.

Pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, la ricerca – guidata dall’Università britannica dell’East Anglia con quella di Stanford e il Center for International Climate research di Oslo (Cicero) – ha sviluppato un metodo per stimare la variazione delle emissioni di Co2 per ogni giorno e ogni Paese del mondo da gennaio ad aprile 2020. Sono stati poi esaminati i cali di carbonio in sei settori: i trasporti terrestri hanno rappresentato quasi la metà (43%) della riduzione, anche energia elettrica e industria insieme hanno contato per il 43% e l’aviazione il 10%.

Efficienza Energetica Certificati Bianchi

Gli autori hanno testato l’impatto di questo taglio di Co2 in tre potenziali scenari alla fine di quest’anno, indicando che potremmo essere sulla buona strada per un calo fra il 4 e il 7% delle emissioni totali. Sarebbe il calo annuale più grande dalla seconda guerra mondiale, dicono i ricercatori ma sarebbe comunque temporaneo e insufficiente. Il rapporto dell’Unep (il programma ambientale dell’Onu) ha previsto che sono necessarie riduzioni di gas serra del 2,7% all’anno dal 2020 al 2030 per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi e del 7,6% all’anno per mantenerlo al di sotto di 1,5 gradi (uno degli obiettivi dall’Accordo di Parigi del 2015).

Nel rilevare che il lockdown porterà forse alla più grande diminuzione annuale delle emissioni assolute di gas serra dalla fine della seconda guerra mondiale, gli autori osservano tuttavia che questo non avrà un grande impatto sui cambiamenti climatici, perché poco consistente rispetto alle emissioni accumulate finora e ai tagli che sarebbero necessari. Il suggerimento ai governi che devono far ripartire l’economia è di applicare misure che non aumentino le emissioni future ritardando il Green Deal. Serve dunque concentrarsi su trasporti, mobilità e energie rinnovabili.

Efficienza Energetica Certifica Bianchi Energia Rinnovabile

Queste riduzioni estreme sono probabilmente temporanee, in quanto non riflettono i cambiamenti strutturali nei sistemi economici, dei trasporti o dell’energia” ha osservato l’autore principale della ricerca, Corinne Le Quéré, osservando che “nelle città e nelle periferie, sostenere gli spostamenti a piedi e in bicicletta” non solo “è molto più economico”, ma è la scelta “migliore per il benessere e la qualità dell’aria, e in più preserva la distanza sociale”.

Il Co-autore Prof. Rob Jackson dell’Università di Stanford e presidente del Global Carbon Project ha spiegato che “il calo delle emissioni è sostanziale ma mostra la sfida di raggiungere i nostri obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. Abbiamo bisogno di un cambiamento sistemico attraverso le energie rinnovabili e le auto elettriche, non di riduzioni temporanee dovute a comportamenti imposti”. Il coautore Glen Peters, direttore di ricerca presso il Cicero ha aggiunto che  “anche se il COVID-19 è una tragedia umana, ci ha costretti a guardare al problema del clima con occhi nuovi. Le politiche di confinamento per il coronavirus non hanno lo scopo di risolvere la crisi climatica, ma i dati in tempo reale che raccogliamo ora possono aiutarci a progettare politiche climatiche più efficaci in futuro”.

Il team ha analizzato le politiche governative sul lockdown per 69 paesi responsabili del 97% delle emissioni globali di Co2. La variazione totale stimata delle emissioni ammonta a 1048 milioni di tonnellate di anidride carbonica (MtCO2) fino alla fine di aprile. Di questi, i cambiamenti più importanti sono stati in Cina, con una diminuzione di 242 MtCO2, quindi negli Stati Uniti (207 MtCO2), in Europa (123 MtCO2) e in India (98 MtCO2).

(Fonte: ANSA)

Sperimentazione clinica farmaci contro i coronavirus ospedali

Covid-19: i suoi alleati i trombi sanguigni. Quali farmaci contro il Coronavirus?

Eparina - Formula di strutturaÈ notizia di questi giorni che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il consenso ad una sperimentazione clinica contro il Covid-19. Dai primi dati emersi dalle poche autopsie eseguite sui morti di Sars-Cov-2 emerge la presenza scientifica di coaguli a livello sanguigno, la sfida è individuare quali sono i farmaci contro il coronavirus. E che sia dunque l’Eparina, una molecola anticoagulante, il farmaco contro il Coronavirus?

Via libera ad una nuova sperimentazione ospedaliera

Come debellare la presenza di coaguli a livello sanguigno? Perché non provare un anticoagulante come l’Eparina? E così in Italia sono già 14 i Centri Ospedalieri che hanno iniziato la sperimentazione e ben 300 i pazienti coinvolti. Per ora la terapia farmacologica clinicamente provata è quella con l’Enoxaparina sodica, eparina a basso peso molecolare ma dall’attività spiccata e non a caso fra le più utilizzate.

Non è un problema respiratorio, bensì vascolare

Sarebbero dunque i coaguli sanguigni la reale causa di morte per Coronavirus? Nulla di certo, si intende, ed al momento si è alla ricerca di una cura che trovi riscontri di insindacabili evidenze empiriche. Ma dall’analisi dei dati e dalle cartelle cliniche dei ricoverati si è acceso un barlume. Se fino ad ora si credeva che il problema principale fosse afferente alla respirazione, ora emerge anche, o forse solo, un problema afferente alla circolazione sanguigna. A tal proposito intere equipe di ricerca farmacologica stanno da giorni ormai comparando dati relativi alle autopsie eseguite sui deceduti per Covid-19.

Sperimentazione clinica farmaci contro i coronavirus


Uno dei dati emersi è quello relativo alla quasi fissa presenza di una coagulopatia nell’infezione da coronavirus. Quest’ultima ha dimostrato di essere associata ad alta mortalità con alti dimeri D.
I dimeri D sono dei prodotti derivati dalla degradazione della fibrina, frammento proteico che si forma per precipitazione nel processo di coagulazione del sangue, ovvero nella formazione di un trombo. La presenza di un trombo è una condizione che ha dei potenziali anche gravi, poiché se dovesse raggiungere delle grandi dimensioni può essere in grado di ostruire il vaso sanguigno e bloccarne il flusso. La reazione a cascata che conduce alla formazione della fibrina può essere conseguente ad un evento immunitario del nostro organismo, ad esempio l’entrata di un corpo estraneo come un virus.

Questo genera un processo infiammatorio che comporta innalzamento febbrile (tipico sintomo da Coronavirus) ed avviene naturalmente anche in soggetti che non hanno particolari patologie (da qui si comprenderebbero le morti dei più giovani). Ipotesi, queste. Ma se fossero vere ed attestate la reale causa degli innumerevoli decessi negli ultimi mesi non sarebbero crisi respiratorie né lo scarso numero dei respiratori, bensì tutto si ricondurrebbe ad una DIC (Coagulazione Intravascolare Disseminata) innescata dal virus. La DIC è una patologia che conduce alla condizione in cui si formano coaguli di sangue in tutti i distretti corporei, ostruendo anche i piccoli vasi sanguigni. Una mancata irrorazione conduce, così, a delle conseguenze come la mancata irrorazione di un organo che comporta la sua insufficienza operativa.

Nuove evidenze sul Coronavirus, ma da accertare

Osservata, dunque, la spiccata anomalia della funzione della coagulazione, alcuni dei pazienti ricoverati per positività al Covid-19 presso i reparti di terapia intensiva sono stati sottoposti a terapia farmacologica con anticoagulanti. Fra questi la molecola che ha ottenuto il maggior successo è l’Eparina a basso peso molecolare. Si tratta di un principio attivo molecolare anticoagulante in grado di rallentare, ed in alcuni casi, di interrompere il processo di coagulazione del sangue con conseguente formazione di trombi. Associato all’Eparina, come farmaci contro il coronavirus, andrebbe comunque un antinfiammatorio (tanto demonizzato e che forse potrebbe far tornare tutti alla normalità).

Oltre ad un risvolto clinico, se le ipotesi e gli studi condotti trovassero fondamento e concretizzazione, si avrebbero risvolti pratici poiché si escluderebbero la necessità di ospedalizzare i pazienti poiché si tratterebbe di una cura eseguibile domiciliarmente. In tal modo si ridurrebbe anche il numero di ricoveri e soprattutto l’insorgenza di tutte quelle complicazioni che richiedono necessariamente la degenza in terapia intensiva ed a volte conducono a morte.

Coronavirus e sport situazione in italia - Immagini di copertina - Squadra di calcio bambini ferma

Lo sport è tra i motori fondamentali di sviluppo del nostro Paese e contribuisce incisivamente sul Pil nazionale.

Durante questa emergenza causata dal coronavirus la situazione non appare rosea. In particolare, lo sport di base rischia un vero e proprio tracollo. Se il mondo del calcio professionistico lancia l’allarme per i mancati incassi milionari e squadre come l’Inter che è quella che perde di più in Italia dichiara un -35% a seguito dello stop del campionato, ancora più grave è la situazione delle oltre centomila piccole realtà.

In Italia, secondo l’Istat, 20 milioni di persone praticano attività sportive con più o meno impegno, mentre i tesserati, fra Coni e enti di promozione, sono almeno 12 milioni. Attività irrinunciabili sotto il profilo educativo e della salute, ma rilevanti anche come valore economico: il settore genera l’1,8% del Pil (3,6% con l’indotto) e dà lavoro a più di un milione di persone. Anche per questo la politica non può che considerare, oggi più che mai, lo sport una priorità nazionale. Sono stati giorni insoliti per lo sport italiano e ogni giorno sembra quello decisivo per chi spera di poter riprendere le attività ferme da più di un mese. Più che mai è importante proiettarsi fuori dall’emergenza coronavirus e iniziare a pensare al futuro.

Una preparazione compromessa che fortunatamente è stata salvata almeno in parte dalla repentina adozione di soluzioni tecnologiche che hanno permesso, ad esempio, gli allenamenti a distanza, il monitoraggio delle performance, le dirette social che hanno permesso agli atleti di rimanere in contatto con la loro fan base e con gli sponsor. Anche i club hanno avviato la nuova produzione di contenuti più o meno esclusivi per mantenere alto l’engagement dei loro fan. Le media house dei club non si sono fermate e sui social e gli altri canali proliferano le challenge, i ricordi, gli allenamenti consigliati dai giocatori, i talk e le live. Così pure in un periodo che sta stravolgendo l’economia di gran parte del pianeta (oltre agli usi e ai consumi dei cittadini), accade che si generano nuove possibilità, anche in termini di business. Si pensi ad esempio al mondo eSport e all’industria del gaming che ha raggiunto una crescita esponenziale ed inimmaginabile prima del virus.

Coronavirus e sport - Esport giocare a casa e praticare sport con dispositivi elettronici

Anche per questo le principali aziende del settore si sono schierare in prima linea per fronteggiare l’emergenza. Fino al 3 Aprile, sarà possibile donare attraverso la piattaforma Tiltify al link: https://tiltify.com/+italian-gaming-industry/cri-covid19 In meno di 48 ore dal suo annuncio, la campagna ha già raggiunto la cifra di € 15,000 donati. In base all’evolversi della situazione verrà valutato se estendere il periodo della campagna.

Numerosi content creator di Twitch supporteranno l’iniziativa, ogni donazione effettuata attraverso i loro canali verrà devoluta alla campagna. Durante la durata della stessa, verranno effettuati giveaway di diversi giochi e/o prodotti forniti dai vari publisher e aziende che hanno aderito all’iniziativa tramite i canali Twitch sopra indicati. Anche i club hanno avviato raccolte fondi per acquistare dispositivi di protezione individuale o per sostenere i reparti di terapia intensiva degli ospedali e iniziative speciali di supporto alla propria comunità di riferimento, come Roma Cares con cui la AS Roma sta inviando ai propri anziani tifosi cesti con generi alimentari e di prima necessità.

Il virus ha fermato il Paese e le competizioni ma non ha fermato l’innovazione. Anzi l’ha addirittura accelerata. Proprio in questi giorni a Udine è nato il primoB2B Lab, il business-to business laboratory con oltre 150 imprenditori e manager riuniti alla Dacia Arena, con il media partner Infront, la rete di Franchising di Udinese Academies (quasi 100 in Italia), accentuando la green policy nella vita del club e la presenza nel mondo digital e degli eSport. La Fiorentina ha invece lanciato in beta una app di gamification, un live sport quiz che permette di cimentarsi per capire quanto è profonda la conoscenza del mondiale. Perché nel calcio moderno e più in generale nello sport bisogna imparare a vincere anche fuori dal campo da calcio. Senza dubbio questa è un’occasione per farlo: storicamente le epidemie hanno scatenato delle rivolte ma al contempo favorito le innovazioni.

La crisi è sicuramente foriera di numerosi problemi che a livello istituzionale e di sistema Paese dovremo affrontare, ma ci pone davanti anche l’urgenza di immaginare nuovi scenari e di mettere in campo le migliori risorse per uscirne. Si pensi che nel campo medicale sono stati adottati sistemi di intelligenza artificiale che consentono una diagnosi a distanza della presenza di infezioni da coronavirus con un livello molto elevato di accuratezza. Così come strumenti di telemedicina basati sulle tecnologie dell’internet of things, che grazie alle connessioni 5G diventeranno sempre più efficienti e consentiranno l’esecuzione agevole di servizi di assistenza medica a distanza, senza congestionare gli ospedali.

Coronavirus e sport - Esport giocare a casa e praticare sport con dispositivi elettronici

Quali rilevanze ha tuttoquesto per il mondo sportivo?

Innumerevoli. Ad esempio, esistono già applicazioni e wearable che sfruttano proprio l’Iot non soltanto per il monitoraggio delle performance degli atleti, ma anche per la prevenzione degli infortuni. Tramite dispositivi piccolissimi è possibile misurare il grado di lesione o di sforzo eccessivo di articolazioni, muscoli e capire così con altissima precisione l’infortunio a cui un atleta è esposto, ancora prima che esso si verifichi. E anche la fisioterapia nonché alcune cure specifiche possono essere gestite a distanza senza per questo compromettere la massima efficacia nel recupero. Per non parlare di quelle tecnologie ancora più di semplice applicazione e utilizzo che permettono di far sì che la distanza non mini il rapporto club-tifoso o atleta-fan.

Social network per una comunicazione diretta e disintermediata con cui si ha addirittura una vicinanza maggiore: il fan entra nelle case dei suoi idoli. I club e le istituzioni, si pensi all’Inter o alla Juve TV, così come alla TV o all’app della FIFA, mettono a disposizione modalità di ingaggio e contenuti inediti per cui l’appassionato può sentirsi sempre parte di un racconto collettivo che lo coinvolge, rendendolo partecipe non solo del risultato di un match ma anche del “dietro-le-quinte” che questi giorni ci hanno sempre più spinto a condividere “senza filtri”. E chissà che questa disintermediazione e controllo degli asset di comunicazione non persista anche dopo la fine dell’epidemia, riducendo la dipendenza dai broadcaster.

Di certo sarebbe interessante vedere i suoi effetti anche in istituzioni che risentono notoriamente di un maggiore distacco con i propri pubblici, come la Lega di Serie A o il CONI. Analogamente a quanto è avvenuto in altri settori a causa dell’emergenza, si può ragionevolmente pensare ad uno scenario futuro di accelerazione nell’adozione di nuove tecnologie anche nel settore sportivo, dall’infermeria all’industria del media, all’utilizzo dei social. Nessun comparto ne è immune e indifferente. Tanto più in un periodo di contrazione economica che metterà ancora più in luce come tutte queste opportunità non sono legate alle tecnologie del futuro, ma alle tecnologie del presente che sono già esistenti fruibili a costi non eccessivi. Il limite alla loro adozione è stato finora solo culturale.

Il coronavirus ha avuto e avrà effetti non affatto banali anche sul piano psicologico e sociale, che non abbia però l’effetto positivo di “costringerci” ad aprire le porte alla tanto agognata e mai attuata rivoluzione digitale? Pur se così, questo non sarà comunque sufficiente ad una totale ripresa, il digitale da solo non è abbastanza se non coordinato, proprio dalle istituzioni sopra citate con un chiaro modello fi governance, un coordinamento tra I diversi stakeholder con un chiaro e comune obiettivo di rinascita dello sport a livello nazionale e globale per ridare al Paese non solo una passione ma anche una incisiva spinta economica.

— Articolo di Emanuela Perinetti

Aiuto Digitale Coronavirus Mazza Dal Maso Bussa Premio Italia Giovane

Aiuto Digitale a costo zero: giovani consulenti, ai tempi del Coronavirus, aiutano piccole imprese a sfruttare le potenzialità del web. Immobiliare, alimentare, estetica: i settori tradizionali cambiano volto

Consulenza digitale gratuita ai tempi del coronavirus: questo il senso dell’iniziativa #AiutoDigitale promossa da Davide Dal Maso, 24enne di Vicenza, leader del ‘Movimento etico digitale’ che insieme ad altri partner offre supporto a chi sta riscontrando gravi difficoltà nella propria attività lavorativa a causa della pandemia. I promotori hanno messo a disposizione il loro tempo, raggruppando tanti giovani professionisti del digitale per offrire una consulenza gratuita a chi ha un’azienda, è un libero professionista o ha una piccola attività commerciale, e che vuole rilanciarsi non appena la situazione sarà tornata alla normalità. Da quando è stata avviata questa iniziativa, il team ed i partner di Aiuto Digitale hanno già supportato, in videocall, più di 100 realtà imprenditoriali e notato l’entusiasmo con cui numerosi professionisti ed agenzie in tutta Italia hanno condiviso a loro volta l’iniziativa.

La comunicazione delle piccole attività ai tempi del Coronavirus

“Le piccole attività locali sono in grave difficoltà con il lockdownspiega Dal Maso – per questo motivo abbiamo deciso di dare una mano con #AiutoDigitale  supportandole gratuitamente nella riconversione della propria attività, offrendo una consulenza su come riconvertire e promuovere la propria attività grazie al web, i social, i pagamenti digitali e su come investire sul proprio futuro migliorandosi grazie a nuovi strumenti e competenze”. Davide è esperto di social media ed ha coinvolto centinaia di colleghi, per aiutare le piccole attività ad una riconversione digitale: dai ristoranti che fanno delivery alle estetiste che presidiano i social. In particolare, tra i segmenti più in sofferenza i ristoranti o i pastifici tradizionali locali che si sono riconvertiti in delivery, le estetiste e i centri benessere che presidiano i social dando consigli di bellezza ai clienti e investendo così sulla ripresa, le agenzie immobiliari che approfittano del tempo a disposizione per migliorare le funzioni di advertising degli annunci ristrutturando la loro comunicazione. “Molto richieste sulle consulenze sui pagamenti digitali – aggiunge Angelo Bottone – digital marketer e altro promotore dell’iniziativa – ma anche funzioni di base come la scheda Google. E poi i social network: molte attività hanno un account, ma non sanno come utilizzarlo. Grazie alla nostra iniziativa saremo a disposizione per dare degli spunti su come migliorare i propri canali di comunicazione, su come creare contenuti efficaci o su come riuscire ad incrementare la visibilità e le vendite della propria attività tramite i social media”.

Grazie ad Aiuto Digitale nuove forme di business

“Molte aziende  – specifica Claudio Mazza, Presidente di Bioterra.it, partner principale insieme a Clutech del progetto #AiutoDigitale – hanno dovuto adottare lo smartworking, un utilizzo intelligente dello svolgimento delle attività operative, grazie a strumenti che erano già esistenti e di facile accesso, ma fino a pochi giorni fa sottovalutate per un più classico approccio al business”. I professionisti si stanno dotando di nuovi strumenti per reperire clientela e si guarda al digitale come l’unico strumento per poter continuare a portare avanti la propria attività lavorativa. “Sta crescendo, finalmente – aggiunge Mazza – la consapevolezza che il web e i social non servono solo per le grandi forme di business o per l’entertainment: molti dei cambiamenti nel modo di lavorare della piccola e media impresa saranno dettati da questa eccezionale crisi, chi le saprà sfruttare avrà un vantaggio competitivo nella fase di ripresa. Crediamo che risorgerà una nuova società, modellata su abitudini digitali e nuove forme di contatto. Infatti, a riprova dell’attualità di questi stravolgimenti sociali, si parla già di relazioni contactless”.

“Abbiamo aderito con entusiasmo all’iniziativa di Aiuto Digitale, – racconta Jean-Luc Bussa di ABEA un altro partner, esperti in consulenza di StartUp Innovative – per sostenere un progetto concreto di aiuto a imprese e professionisti, seriamente compromessi in questo momento. Gli italiani si contraddistinguono per una frizzante vocazione imprenditoriale – continua Bussa – saremo lieti di predisporre strumenti operativi e aiutare nella pianificazione chi ne farà richiesta, sia per i nuovi progetti che per quelli già avviati. In concreto stiamo fornendo consulenza legale in ambito societario e contrattuale ad aziende che intendono riqualificarsi e entrare in nuovi settori di mercato, per poter fronteggiare lo stop delle attività”.

Ecco i Contatti utili: https://aiutodigitale.clutech.it | aiutodigitale@clutech.it

Roma, 2 Aprile 2020


CLUTECH

Clutech opera nel settore internet, delle basi di dati, delle applicazioni distribuite e dei sistemi embedded. Primaria attenzione è dedicata allo sviluppo di prodotti secondo la filosofia del SaaS (Software-as-a-Service) per l’erogazione di servizi aziendali orientati alla mobilità in ambiti S.O.A. (Services Oriented Architecture). Progetta soluzioni ad hoc per l’erogazione di servizi web concepiti per garantire l’interoperabilità tra piattaforme diverse così da integrare e armonizzare in maniera immediata i singoli aspetti del processo produttivo aziendale. Si occupa di comunicazione e pubblicità: applicazioni mobile e social media, realizzazione di siti e portali web, brand image e corporate identity, supporto strategico agli eventi e loro comunicazione. Clutech si occupa di servizi integrati di pubblicità e ufficio stampa.

DAVIDE DAL MASO

Classe 1995, Dal Maso ha una società di consulenza con una decina di persone che supporta le aziende, nelle funzioni marketing, nella gestione dei social media. Tra i clienti, grandi aziende e tante piccole realtà locali, a partire dalle sue origini in Veneto. Inoltre, insegna nelle scuole tecniche e professionali multimedia & social e con il Movimento Etico Digitale racconta ai ragazzi i rischi e le opportunità del web. Proprio grazie a quest’ultimo network non profit ha potuto estendere #AiutoDigitale sul territorio nazionale. | www.davidedalmaso.net

BIOTERRA

BioTerra è un’associazione che si propone di rendere concretamente ed effettivamente possibile lo sviluppo sostenibile sul territorio nazionale, attraverso la formazione di una coscienza morale e civile diffusa, fondata sull’interesse pubblico al progresso collettivo, nella salvaguardia e nella promozione di beni e di valori che appartengono all’intera umanità. Vuole perseguire finalità di solidarietà sociale, di promozione della tutela e della valorizzazione dell’ambiente nella sua più ampia accezione. Progettare e promuovere attività di ricerca, di studio e di sensibilizzazione su tematiche sociali, ambientali, economiche, umanistiche e giuridiche. S’impegna nella difesa di beni e valori afferenti all’Ecosistema, al Patrimonio culturale, alla vita delle comunità ed al Paesaggio. Dal 2009 porta avanti un progetto chiamato ADD+ “Against Digital Divide” che mira ad armonizzare un insieme di risorse e possibilità aggiuntive per le territorialità locali, che si estrinsecano nelle attività di servizio, assistenza, innovazione e valorizzazione delle competenze in ambito informatico e di abbattimento delle barriere culturali derivanti dallo scarto di competenze informatiche dovute ad età, territorialità e formazione.

ABEA

Lo Studio Legale Bussa, nato ormai più di 60 anni fa, si occupa di diritto del lavoro, diritto societario e diritto commerciale. Inoltre offre oggi una consulenza strategica all’avvio di attività di startup, sin dalla costituzione del soggetto giuridico, ai sensi della normativa specifica del settore, per poi seguire la startup nella ricerca di finanziamenti pubblici e privati e nelle problematiche di contrattualistica societaria. Ogni progetto di startup è diverso dagli altri ed ha una sua peculiarità che merita di essere valorizzata tramite un’analisi specifica che guardi agli asset societari, al mercato ed alle opportunità concretamente perseguibili. In Italia ci sono già 10.882 startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese ai sensi del decreto legge 179/2012, che insieme rappresentano un capitale di 583,2 milioni di Euro ed impiegano 61.820 risorse. È a questo panorama che oggi guardano gli investitori, istituzionali e non, rivelandosi fondamentale strutturare le attività della startup in modo professionale e lungimirante per ottenere i migliori risultati. COVID-19: Per dare sostegno alle nuove attività di startup e rilanciare quelle già avviate, lo Studio ha deciso di offrire una consulenza iniziale di screening e rilascio delle prime indicazioni operative, completamente gratuita e tramite videocall. Riteniamo che non sia il momento di abbattersi e fermare gli slanci imprenditoriali, potendo coniugare, nella pratica, molte attività con l’emergenza nazionale.

Coronavirus Interferenza Virale - Rappresentazione Grafica del Virus

L’aggiornamento dei dati quotidiani in merito alla dilagazione del contagio da Coronavirus è allarmante, il numero di decessi si espande a macchia d’olio. Ma la domanda è: si tratta di una pandemia o di un’interferenza virale?

Tutto quello che riguarda il Coronavirus, la sua diffusione, specie in Italia, sembra surreale, senza una reale motivazione di base se non che la classica definizione epidemiologica di “Pandemia” (Epidemia con inclinazione a diffondersi molto velocemente attraverso territori o continenti). Invece è tutto tristemente vero. Se vuoi approfondire gli effetti sull’ambiente del Coronavirus: leggi qui!

Da qui è possibile osservare i dati aggiornati giornalmente sull’andamento della diffusione del Coronavirus: dati aggiornati

Perché proprio alcuni centri come focolai?

In molti,magari, si chiedono come sia possibile che proprio a Bergamo ed a Brescia si siano registrati picchi di contagi, ponendo i due capoluoghi come veri e propri focolai. Coincidenza o semplice curiosità, ma alcuni dati afferenti appena a qualche mese fa fanno ipotizzare una possibile “interferenza viraleapprofondisci.
Nei libri di biologia viene annoverata con il termine di “Interferenza Virale” quel fenomeno nella quale si verifica l’impossibilità di replicazione di un virus in una cellula ospite che è stata precedentemente colpita da un altro virus. Fin qui nulla da opporre, se non che potrebbe destare curiosità una recente pubblicazione (a piè di pagina il link) che sostiene come la peculiare vaccinazione antinfluenzale, tipica della stagione invernale, possa aumentare il diffondersi di altri virus con affinità per le vie aeree, e tal caso rientra nel fenomeno dell’interferenza virale. Nel corso di questo studio sono stati esaminati diverse varietà di virus. Il dato sul quale si sofferma attenzione è quello relativo ad una reale interferenza fra il virus creato dal vaccino e coronavirus e metapneumovirus umano. Coincidenza? Vogliamo ricordarci che solo ad Ottobre 2019 nel distretto di Bergamo sono state ordinate 185.000 dosi di vaccino antinfluenzale?

Effimera speranza

Magari è davvero una coincidenza, magari si tratta di una stravaganza di sovrapposizione di dati, ma in questo frangente si potrebbe prendere come pretesto confortevole ricordando che non in tutte le zone in cui è stato riscontrato un caso positivo da coronavirus vi è stata una campagna di vaccinazione antinfluenzale serrata per fortuna, come qualcuno direbbe. (Per approfondimenti: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31607599)

Coronavirus e inquinamento - Rappresentazione grafica del virus

Gli effetti dell’emergenza globale dettata dal nuovo Coronavirus vengono analizzati sotto ogni punto di vista.

Oltre al bollettino sanitario, stanno emergendo costantemente monitoraggi di tipo finanziario, economico ed ambientale, i cui risultati si intersecano consegnandoci, in tempo reale, lo stato di salute del pianeta.

In Italia

Le restrizioni alla circolazione per combattere la diffusione del Coronavirus hanno provocato una drastica riduzione dell’inquinamento atmosferico anche in Italia. Dalle immagini satellitari della NASA e dell’ESA, la nuvola di gas tossico è quasi del tutto scomparsa nell’Italia del Nord, con un aumento dei “giorni con aria pulita” in crescita del 21%. È emersa una riduzione delle emissioni del diossido di azoto (NO2) rilasciate da veicoli, centrali elettriche e impianti industriali e del particolato da traffico automobilistico, come confermato anche nei documenti dell’ARPA delle regioni Lombardia e Veneto. Tuttavia, se permangono condizioni atmosferiche dove non c’è un ricambio di aria, il particolato permane in atmosfera, nonostante la riduzione delle emissioni. Secondo la SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale), il particolato funge da vettore nel trasporto dei virus ed è stata osservata una simmetria tra numero di contagiati e inquinamento da polveri sottili, soprattutto in Val Padana, probabilmente la zona più inquinata d’Italia: questa evidenza merita ancora di essere supportata da pubblicazioni scientifiche anche se, per altre infezioni virali, è stata già provata. Non è certo che l’inquinamento possa indebolire il nostro sistema immunitario anche se, da un recente studio, è emerso che il virus attacchi prevalentemente i polmoni dei fumatori, probabilmente danneggiati dall’inquinamento provocato dalle sigarette. Nonostante gli studi della SIMA siano stati contestati della IAS (Società italiana aerosol) che ritiene errato il concetto di “correlazione uguale causazione”, se l’aria del Nord Italia fosse stata meno inquinata, sarebbe stato più facile controllare la diffusione del virus e avremmo evitato un così elevato numero di decessi.

Coronavirus e inquinamento - Trend analitico del virus

Negli Stati Uniti

Negli USA la congestione da traffico, in seguito al Coronavirus, ha subito un calo dal 52% al 17% secondo i dati di transito Tom Tom e questo ha comportato, secondo gli studi della Columbia University, una riduzione delle emissioni di CO2 del 50% rispetto allo stesso periodo del 2019 e del 35% su scala globale. Solo a New York le emissioni di CO2 sono diminuite del 10% raggiungendo il livello più basso di anidride carbonica dal 2009, dopo la crisi finanziaria. Uno stop generale delle attività industriali ed economiche negli USA per altri 3-4 mesi potrebbe dunque comportare realmente una riduzione globale delle emissioni per il 2020, senza però tralasciare che il confinamento delle popolazioni nelle proprie abitazioni possa aumentare il consumo di elettricità e riscaldamento, incrementando così, allo stesso tempo, le emissioni. Dunque, un benefico effetto indiretto a livello globale potrebbe dare vita ad una economia sempre meno dipendente dal carbone e da altre sostanze inquinanti, in cui l’apporto di energia rinnovabile possa garantire il funzionamento dell’industria e dell’economia anche nei momenti di maggiore criticità.

Coronavirus e inquinamento - Bambino con mascherina

In Cina

Molto interessante lo studio indipendente realizzato da Center for Research on Energy and Clean Air secondo il quale le emissioni di CO2 sarebbero diminuite di 100 milioni di tonnellate metriche. Secondo la ricerca pubblicata sulla testata specializzata Carbon Briefa partire dal 3 febbraio 2020, i consumi di carbone per la produzione di energia, in Cina, si sono ridotti al valore minimo registrato negli ultimi quattro anniAnche il consumo di petrolio si è ridotto al livello più basso registrato dal 2015. A causa del Coronavirus, quindi, le emissioni di CO2rispetto allo stesso periodo del 2019, sono passate da 400 milioni di tonnellate metriche a 300 milioni: questo equivale ad una riduzione delle emissioni pari al 25%. Su scala globale, questo valore, si traduce in una riduzione delle emissioni del 6% rispetto all’anno precedente: una riduzione che, valutata su base annuale, corrisponde ad una diminuzione dell’1%. Secondo uno studio del CREA basato su dati satellitari, inoltre, anche le emissioni di diossido di Azoto (NO2) sarebbero in picchiata, a causa del blocco del settore dei trasporti: rispetto allo stesso periodo del 2019, si registra una diminuzione del 36%.

Coronavirus attacco epidemia pandemia virus Italia Wuhan

Caratteristiche del SARS-COV-2 e probabili origini

Il SARS-CoV-2 (Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2), la cui trasmissione comporta la malattia COVID-19 (Coronavirus desease ‘19, perché scoperta nel 2019), è un virus della famiglia dei Coronavirus, la cui origine e trasmissione all’essere umano sono ancora ignote (Marzo 2020). I Coronavirus, che possono causare diverse malattie che vanno dal comune raffreddore alla sindrome respiratoria mediorientale (MERS) o acuta grave (SARS), sono virus RNA a filamento positivo che, al microscopio elettronico, assumono una forma simile ad una corona. Attualmente sono 7 i Coronavirus in grado di infettare l’uomo, compreso il nuovo ceppo mai identificato prima d’ora 2019-nCoV, ora denominato SARS-CoV-2. Dalle analisi delle sequenze geniche del virus, sono stati scoperti due ceppi di SARS-CoV-2: Tipo I e Tipo II.

Quest’ultimo sembrerebbe essere il più contagioso e potrebbe aver avuto origine dal commercio di animali vivi nel grande mercato di Wuhan (Provincia di Hubei-Cina) ed essersi diffuso a macchia d’olio in diversi Paesi del mondo, già a partire da dicembre del 2019. Tralasciando ogni retro pensiero che abbia il sapore di un film o di una teoria del complotto, dal punto di vista genetico, il genoma di SARS-CoV-2 umano assomiglia ai genomi di altri Coronavirus presenti nei pipistrelli del genere Rhinolophus, mammiferi la cui diffusione e il cui commercio nei Paesi asiatici sono molto elevati. Tuttavia, come spiegato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, numerosi Coronavirus dei pipistrelli risultano innocui per l’uomo, nonostante la somiglianza al Coronavirus SARS-CoV-2 e al Coronavirus della SARS del 2003. Ad oggi, non sono state identificate nei pipistrelli varianti di questi virus in grado di legarsi ai recettori umani ma si riterrebbe che la trasformazione che abbia portato all’infezione dell’uomo possa essere legata ad altri ospiti intermedi, i viverridi, anch’essi ampiamente in commercio in Asia: sembrerebbe infatti che, anche per la SARS del 2003, questi ultimi mammiferi ne siano stati i vettori. Tuttavia i pipistrelli, date le enormi aggregazioni che formano durante le fasi di letargo e riposo, data la diffusione attraverso il volo attivo degli agenti patogeni su larga scala e la loro coevoluzione con moltissimi ceppi virali, potrebbero facilmente essere vettori di virus. Dunque, le ipotesi restano ancora aperte e solo la scienza saprà, forse, darci una risposta.

La trasmissione del virus dall’animale all’uomo: la zoonosi

La zoonosi, ovvero la trasmissione del virus dall’animale all’uomo, può causare epidemie o addirittura pandemie, come sta accadendo adesso, che si ripercuotono non solo sulla salute dell’essere umano ma anche sulle attività sociali ed economiche dell’intera comunità. Ad oggi, si conoscono oltre 200 zoonosi (tra cui la SARS, l’Ebola, la rabbia, l’HIV ma anche la normale influenza), ma le più pericolose sono quelle che si trasmettono da essere umano ad essere umano: le persone, di fatto, entrando in contatto tra loro, velocizzano e favoriscono la trasmissione del virus.

Il 75% delle malattie umane deriva dagli animali, la maggior parte delle quali da animali selvatici con cui avviene, attraverso il contatto diretto con l’essere umano, uno scambio di liquidi che fungono da vettori di agenti patogeni, virus inclusi. Infine, dalle ricerche di Wang Xinghuan e collaboratori, pubblicate sulla rivista MEDRXIV, è emerso che i pazienti con gruppo sanguigno A siano più vulnerabili al SARS-CoV-2 rispetto ai pazienti con gruppo 0: di fatto, le analisi del sangue di 2000 pazienti infetti in Cina hanno rivelato che il tasso di infezione e lo sviluppo di sintomi respiratori nei malati con gruppo sanguigno A sia nettamente maggiore.

I cambiamenti climatici, l’inquinamento e la distruzione degli habitat dietro alla diffusione del SARS-COV-2

La diffusione dei virus, oltre ad essere facilitata dal contatto tra essere umano e animale selvatico, è anche una conseguenza dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento, dell’aumento demografico e della distruzione degli habitat, grazie alla quale gli agenti patogeni trovano nuovi spazi da conquistare, soprattutto in assenza di flora e fauna che, in un certo senso, possono contenere la diffusione. Dunque, i catastrofici interventi dell’uomo sugli ecosistemi consentono la trasmissione di moltissime malattie, dalla SARS, all’Ebola, all’HIV e a tante altre.

Basti pensare che, ad esempio, eliminando i predatori delle zanzare (come pesci, rettili e alcuni mammiferi), queste ultime aumenterebbero a dismisura veicolando moltissime malattie. Analogamente, anche le aree inquinate delle grandi città favoriscono la trasmissione degli agenti patogeni: la sporcizia, i rifiuti per strada, i mercati e il commercio di animali vivi e l’eliminazione delle grandi aree verdi come parchi o boschi, incrementano sia la diffusione di diverse malattie, come ad esempio il tifo o il colera, sia nuove zoonosi. Infine, la diffusione dei virus è favorita anche dai cambiamenti climatici.

Gli studi sui cambiamenti climatici

Da uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters della Rutgers University negli USA, nel 2100, 1.2 miliardi di persone soffrirà più frequentemente di stress e colpi di calore, se le emissioni di gas serra non venissero drasticamente ridotte. L’umidità e il calore sono efficienti vettori di virus e agenti patogeni e, entro il 2100, affliggeranno fino a 4 volte di più le persone rispetto ad oggi: gli effetti avranno ripercussioni non solo sulla salute umana, dove si esplicheranno con crampi, colpi di calore e danni cerebrali, ma anche sull’economia, sull’agricoltura e sull’ambiente.

Dawei Li, autore della ricerca, sostiene che a New York il giorno più caldo e umido dell’anno si ripercuoterà 11 volte più frequentemente di quanto sia accaduto nell’ultimo secolo e, in estate, le temperature potrebbero raggiungere una media di 35.3 C°. Dunque, l’essere umano può decidere di combattere questo virus costruendo strutture ospedaliere sempre più grandi e vaccini sempre più potenti o proteggendo l’ambiente e gli ecosistemi dai nostri catastrofici interventi: a noi la scelta!

Coronavirus Riduzione Emissioni Co2 Anidride Carbonica Cina

La Cina riversa il 25% di anidride carbonica in meno nell’ambiente a causa dell’effetto del Coronavirus.

Gli effetti dell’emergenza globale dettata dal nuovo Coronavirus vengono analizzati sotto ogni punto di vista. Oltre al bollettino sanitario, stanno emergendo costantemente monitoraggi di tipo finaziario, economico ed ambientale, le cui risultanze si intersecano consegnandosi in tempo reale lo stato di salute del pianeta.

Molto interessante lo studio indipendente realizzato da Center for Research on Energy and Clean Air secondo il quale le emissioni di CO2 sarebbero diminuite di 100 milioni di tonnellate metriche. Secondo la ricerca pubblicata sulla testata specializzata Carbon Brief, a partire dal 3 febbraio 2020, i consumi di carbone per la produzione di energia, in Cina, si sono ridotti al valore minimo registrato negli ultimi quattro anni. Anche il consumo di petrolio si è ridotto al livello più basso registrato dal 2015.

A causa del Coronavirus, quindi, le emissioni di CO2, rispetto allo stesso periodo del 2019, sono passate da 400 milioni di tonnellate metriche a 300 milioni. Questo equivale ad una riduzione delle emissioni pari al 25%. Su scala globale, questo valore, si traduce in una riduzione delle emissioni del 6% rispetto all’anno precedente. Una riduzione che valutata su base annuale, corrisponde ad una diminuzione dell’1%. Secondo uno studio del CREA basato su dati satellitari, inoltre, anche le emissioni di diossido di Azoto (NO2) sarebbero in picchiata a causa del blocco del settore dei trasporti. Rispetto allo stesso periodo del 2019, si registra una diminuzione del 36%.

Un benefico effetto indiretto, che offre spunti di riflessione sulla necessità, sentita a livello globale, di dare vita ad una economia sempre meno dipendente dal carbone, in cui l’apporto di energia rinnovabile possa garantire il funzionamento dell’industria anche nei momenti di maggiore criticità.

TORNA SU